Nel dolce autunno del 1924 il pittore parmigiano Daniele de Strobel (1873-1942) ci accoglie nella villa che si è fatto costruire a poca distanza da quella paterna, a Vignale vicino a Traversetolo. Dopo averci fatto ammirare il suo purosangue Lampo, il cavallo con cui è solito recarsi a Parma per far lezione all’Istituto di Belle Arti, ci accompagna nel giardino dove ci attendono lo scenografo parmigiano Giuseppe Carmignani (1871-1943) e il presidente della Camera di Commercio di Parma Romano Righi Riva (1873-1956). Oggetto dell’incontro sono i grandi pannelli murali ad olio che devono decorare la Sala del Consiglio della nuova sede della Camera di Commercio di Parma e per noi l’occasione di interviste per meglio conoscere queste importanti opere pittoriche legate ai prodotti alimentari parmensi.
Ingegner Righi, nella ristrutturazione dell’edificio dalle forme neorinascimentali e liberty che deve diventare la nuova sede della Camera di Commercio di Parma è prevista una sala del Consiglio. Perché e con quali finalità ne è stata affidata la decorazione al pittore Daniele de Strobel e allo scenografo Giuseppe Carmignani?
Come nuova sede della Camera di Commercio è stato scelto un palazzo d’antica origine, già sede dell’Università farnesiana e poi di proprietà comunale, che l’architetto Alfredo Provinciali (1867- 1929) con il contributo di ingeneri e del pittore e architetto i Ennio Mora (1885 – 1968) trasformano mantenendone le caratteristiche salienti, mentre al pittore parmigiano Paolo Baratta (1874 – 1940) è incaricato di affrescare la fascia di coronamento delle facciate esterne dell’edificio con l’allegoria del Commercio. In questo ambito io con il Consiglio camerale riteniamo che il luogo dove saranno discusse e prese importanti decisioni per il commercio parmigiano debba ricordare agli Amministratori le nostre radici, i commerci e al tempo stesso la nostra appartenenza ad un nuovo Stato unitario, in una specie di scenario che copra le pareti della sala. Siamo in un periodo in cui a Parma stanno cambiando i tradizionali equilibri della società rurale con una nuova imprenditoria agraria che sa avvalersi di importanti innovazioni tecniche; in diversi settori si sta sviluppando l’industrializzazione; vediamo affermarsi il ruolo dei tecnici agrari e di una innovazione tecnico-culturale e sempre maggiori sono i legami dell’agricoltura col credito.
Numerosissime sono oggi le industrie importanti di Parma con mulini, pastifici, fabbriche di concimi, fornaci, fabbriche di profumi, centrali elettriche, calzaturifici e altre fabbriche e industrie che continuamente accrescono la ricchezza della nostra provincia e che si affiancano all’industria delle conserve alimentari nelle quali eccellono quelle del formaggio Parmigiano e del pomodoro. Da qui le indicazioni date agli artisti assegnatari dell’opera, due parmigiani – uno pittore e l’altro scenografo – entrambi di chiara fama, che ben conosciamo, qui presenti e che meglio di me possono descrivere.
Maestro Carmignani, lei ai parmigiani è noto come professore di ornato e insegnante di scenografia nell’Istituto di Belle Arti di Parma e per l’allestimento delle scene per le opere teatrali di Aida e Ballo in Maschera per il Teatro Regio di Parma. Ora stiano parlando della decorazione di una sala di un Consiglio. Quale è, qui, il ruolo dello scenografo?
Forse lei dimentica molte altre mie esperienze in Italia e soprattutto in America Latina, ma per rispondere alla sua domanda, le dico del mio ruolo: a lungo ne abbiamo discusso a diversi livelli, in particolare con l’ingegnere Righi e soprattutto con il collega De Strobel. A parte i miei interventi pittorici d’ornato, il mio contributo di scenografo mira a trasformare una sala del Consiglio decorata con semplici quadri in una specie di anfiteatro con un grande scenario d’immagini che documentino e richiamino i principali caratteri, soprattutto agricoli tradizionali, dell’attuale commercio parmigiano, usando un moderno linguaggio espressivo e soprattutto comunicativo, come siamo sempre più abituati a vedere e apprezzare in un teatro, e di cui il mio collega De Strobel è maestro. Una rappresentazione che sottolinei inoltre la continuità tradizionale che caratterizza lo sviluppo delle produzioni e dei commerci agricoli parmigiani, di cui sono indubbia e bella dimostrazione il formaggio Parmigiano e l’industria del pomodoro.
Maestro De Strobel, dai quadri a una scenografia di ampio respiro. Come si trova in questa che credo sia per lei una nuova esperienza pittorica?
Una nuova e stimolante esperienza che ho affrontato e sto risolvendo sula base della mia lunga appartenenza parmigiana e frequentazione della pittura. Per diversi motivi non ultimo quello dei tempi (N. d. I. – La sala sarà inaugurata il 4 novembre 1925) non uso l’affresco, ma grandi pannelli murali ad olio sui quali posso usare il mio ingegno artistico, lavorando nello studio allestito in questa villa. In questo modo posso dipingere poche ma grandi immagini che saranno ben visibili da ogni parte della sala del Consiglio. Inquadrate da cornici con festoni di foglie e frutta eseguite da Giuseppe Carmignani, in una sequenza narrativa dominata da un cromatismo chiaro e luminoso nelle pareti principali, sulla base di quanto indicato dal Presidente Righi e ora raccontato da Carmignani, sto figurando La raccolta del pomodoro e Il trasporto del latte, mentre nei due ovali al centro delle pareti pongo rispettivamente un Ritratto equestre di Vittorio Emanuele III e una figura di Mercurio a simboleggiare i traffici commerciali.
Gentile Maestro, il latte e la sua trasformazione in formaggio Parmigiano sono un’antica tradizione, mentre più recente è quella del pomodoro: come le sta rappresentando?
Su queste due sequenze narrative, che ho dovuto adattare alle pareti della sala del Consiglio, molto vi sarebbe da dire. Dopo nel mio studio potrò farvi vedere alcuni disegni preparatori ma posso già descrivere quanto ho già in avanzata fase di attuazione.
Due pannelli rappresentano il trasporto del latte destinato al casello per fare il formaggio Parmigiano. Il primo mostra l’importanza dell’origine del latte per fare il Parmigiano e vi sono raffigurate due vacche bianche con decorazioni che richiamano antichi usi sacrali, ricondotte a casa dal mercato da un contadino, mentre alcune donne portano in spalla i bilancieri con i secchi colmi di latte che si dirigono alla volta del secondo, ove è raffigurata una casa colonica turrita (mi sono ispirato ad un rustico che è a pochi passi da qui, lungo la provinciale) con un tipico edificio quadrato affiancato per servire da caseificio e il motto che commenta la scena recita Nihil est agricoltura melius – Nulla è meglio dell’agricoltura.
L’industria del pomodoro, nella parete di fronte, traforata da ampie finestre è illustrata dal suo inizio ed è divisa in quattro scene. La prima rappresenta la coltivazione con le piantine di pomodoro tra le quali emerge una pianta di granoturco, la seconda due contadine intente a raccogliere i pomodori, la terza un gruppo di tre figure, una contadina un giovane contadino e una compagna che con i pomodori raccolti si avviano verso un paese pedecollinare, la quarta scena raffigura due cavalli da tiro bardati con in primo piano una cesta dalla quale si riversa una cascata di pomodori e sullo sfondo l’alta ciminiera fumante di una fabbrica di concentrato del rosso frutto. Una intera catena dal campo alla fabbrica con il motto virgiliano Non omnis feret omnia tellus – Non ogni terra produrrà tutti i frutti commenta queste immagini.
Parma ed il suo territorio sono un laboratorio per uno sviluppo in un l’intreccio agro-industriale. Per questo chiedo al Maestro De Strobel perché nello scenario che sta dipingendo non mi pare rappresenti alcuna macchina ma per esempio cavalli da tiro bardati e non un autocarro.
Non voglio entrare in una lunga discussione, conosco bene di come e quando le macchine, e tra queste le automobili, sono entrate in pittura ad esempio con Giacomo Balla (1871-1958) che tra il 1912 e il 1913 dedica oltre cento quadri all’automobile in una nuova religione morale della velocità. Ma per una salvaguardia e uno sviluppo agricolo e soprattutto alimentare parmigiano, ritengo che sia necessario anche il rispetto per la tradizione, di cui il cavallo è espressione e simbolo. Solo con l’accorta ed equilibrata gestione delle risorse e delle tecniche di trasformazione, potremo garantire un futuro a questa terra…
